Vino Barbaresco e colline divine: il Piemonte è anche questo

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Vino Barbaresco e colline divine: il Piemonte è anche questo

Vino rosso piemontese da gustare su colline care agli dei: ti presento le Langhe

Vino Barbaresco è un altro dei prodotti che rendono le colline piemontesi così speciali e amate dagli intenditori enogastronomici. Il territorio della Langa orientale è l’area prediletta di produzione del Barbaresco e comprende i comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e la frazione di San Rocco Seno d’Elvio situata nel comune di Alba.

Si tratta di un territorio che guarda al Roero con la produzione del moscato, e alle colline astigiane. Il confine naturale tra Langhe e Monferrato astigiano è il torrente Tinella, mentre il fiume Tanaro separa le Langhe dal Roero.

Barbaresco vino: caratteristiche di questo rosso nettare

Barbaresco vino: caratteristiche di questo rosso nettareIl Barbaresco si ottiene da un solo vigneto, quello del Nebbiolo. Questa è la quinta essenza del Piemonte vinicolo: si tratta infatti di un vitigno autoctono del Piemonte che regala sensazioni e sfumature che cambiano con il profilo delle colline.

Il Nebbiolo è un’uva che si vendemmia per ultima, quando l’autunno ha già influito sul colore delle piante e il freddo del mattino diventa sempre più intenso a causa delle montagne ormai imbiancate. Solo quando la nebbia sale dal fiume e l’aria è ricca di profumi che spaziano dalle caldarroste al tartufo è ora di vendemmiare il Nebbiolo.

La vendemmia, considerata di attesa, è solo l’inizio di un lungo procedimento che porterà il Nebbiolo a trasformarsi in Barbaresco. Il vino, infatti, deve riposare almeno due anni, un periodo che si divide tra le botti di rovere e l’affinamento finale direttamente in bottiglia.

Il Barbaresco, però, non è l’unico figlio prediletto del Nebbiolo: questo vitigno annovera infatti anche un altro grande vino, il Barolo. In entrambi i casi si tratta di vini austeri, longevi e dall’aroma inconfondibile.

Ma quali sono le caratteristiche distintive del vino Barbaresco? La prima cosa che attrae è il suo colore, un rosso granato molto intenso e coinvolgente, un colore che ammalia e che invita all’assaggio.

Il profumo è intenso, deciso ed etereo, un profumo che anticipa il gusto altrettanto deciso, pieno, asciutto, corposo e perfetto per essere gustato con gli arrosti e con le grandi carni italiane. Ogni cantina e ogni collina dona sfumature diverse e uniche al Barbaresco da loro prodotto e tutti meritano di essere assaporati e gustati, magari una sera d’inverno mentre fuori regnano buio e freddo.

Le colline dedicate agli antichi dei

Le colline delle Langhe - Dei e leggendeLe colline delle Langhe, però, non sono famose solo per il vino Barbaresco, ma anche per il paesaggio che offrono ai viandanti, per gli anfiteatri naturali di Martinenga, di Montestefano, dei Gallina e di Rombone e le porzioni a strapiombo di San Cristoforo, della Cavana e dei Rizzi.

Se ti sembra eccessivo associare queste meravigliose colline agli dei, lascia che ti racconti un po’ di storia. I riferimenti alla mitologia classica abbondano e furono proprio gli antichi Romani a consacrare al dio Marte la villa dell’Imperatore Pertinace nato proprio ad Alba. Numerose ventose vette furono invece dedicate a Giano.

I Romani, però, furono solo alcuni che decisero di dedicare le Langhe ai loro dei o che videro in queste terre il tocco delle divinità. Liguri e Celti, per esempio, avevano sempre avuto un grande culto e rispetto per Gea, la Madre Terra che nutre e scalda, mentre Plinio il Vecchio immaginava che il tartufo bianco, un grande mistero per gli antichi, fosse il risultato dell’unione magica tra la quercia e l’imponente saetta di Giove. Se desideri maggiori informazioni sul tartufo bianco di Alba, ti consiglio di leggere il mio articolo dedicato alla Fiera del Tartufo ad Alba

Il mondo antico giunse al tramonto, gli antichi dei scomparvero e a poche miglia dalla città di Alba Pompeia, davanti alla ricca Pollentia, i Romani fermarono per l’ultima volta i popoli dell’Est. Su queste colline fino al Basso Medioevo si perse la cultura del vino e della vite, furono epoche buie durante le quali molte cose furono dimenticate.

Ma dopo una fine, c’è sempre un nuovo inizio e così fu anche per queste colline. Ritornò ovunque quella Barbarica Silva, dove 700 anni prima le legioni di Popilio Lenate avevano ferocemente cacciato le superstiti popolazioni Liguri, dopo la strage di Caristum.

Saranno i monaci Benedettini a riportare la civiltà sulle Langhe e a riprendere la coltura della vite. Secolo dopo secolo arriviamo alla fine dell’Ottocento quando la scritta Barbaresco appare per la prima volta su una bottiglia e inizia la produzione documentata di questo vino che, grazie all’intuizione del primo preside della Regia Scuola di Enologia di Alba, si identifica con il proprio luogo d’origine. Il Preside Domizio Cavazza è uno dei primi laureati di agraria a Milano, ha studiato a Parigi e Montpellier: lui è il padre del vino Barbaresco.

Un percorso tutto da scoprire

Dopo questo piccolo e dovuto accenno storico, è il momento di passare ad altro e di dedicarci ai percorsi più belli che si snodano su queste colline, percorsi che ti porteranno anche a incontrare il Barbaresco vino.

Tra tanti, ti propongo un breve, ma intenso percorso che parte dalla vicina Alba e sale sulla collina di Altavilla, per poi scendere nella piccola valle di San Rocco. La frazione è il perfetto archetipo del borgo rurale: una pizza, l’osteria del paese, l’immancabile chiesetta, l’ex scuola elementare adibita oggi a ostello e poche altre case.

La strada sale sfiorando il Bricco del Drago con uno dei primi musei di contadinerie fondato dal dott. Luciano De Giacomi. L’orizzonte si apre davanti ai tuoi occhi sulle colline pettinate dalle vigne e punteggiate dalle cascine. Quando sei arrivato quasi in cima, ecco che a sinistra si staglia la più spaventosa delle rocche, quella dei Sette Fratelli, un canyon di terra grigia ben attrezzato grazie all'area panoramica ed ai pannelli informativi.

Su questa terra aleggia una leggenda secondo la quale sette fratelli blasfemi decisero di non santificare una festa. La sola a farlo fu la pia sorella che, contrariamente ai fratelli, si prostrava ossequiosa a terra. Fu proprio la terra a punire i sette fratelli, inghiottendoli tutti e lasciando illesa la sorella su una sottile striscia di collina.

Lasciamoci alle spalle questa terribile leggenda e proseguiamo nel nostro viaggio, arrivando al Canta e, infine, al balcone del Piemonte: Treiso. Apri bene gli occhi e goditi il paesaggio che ti si staglia dinnanzi, una vista mozzafiato che abbraccia l’Alta Langa e il Barolo, il Roero, Asti, le colline del Monferrato e quelle del Moscato.

Vino Barbaresco e colline divine il Piemonte e anche questo - TreisoTreiso, però, non è solo il panorama, ma anche una vivace piazza abbellita dalla chiesa barocca, la scuola, il municipio, la confraternita dei Battuti, quattro ristoranti, una bella bottega del vino e alcune case. La bellezza di questa cittadina è talmente ammaliante che qui si fermarono anche lo scrittore Beppe Fenoglio e il fotografo Piero Masera.

È il momento di ripartire da Treiso attraversando la borgata dei Bongiovanni, un antico borgo fortificato, e scendendo verso Tre Stelle: un percorso tanto semplice quanto emozionante perché, oltre alle bellezze naturali, potrai anche attraversare alcuni dei più celebri cru del vino Barbaresco.

Se sei un amante del vino, non puoi perderti ciò che viene adesso: lungo la strada che ti porta al capoluogo, transiterai accanto a numerose cantine, tutte aperte e disponibili per una breve pausa e una degustazione d’obbligo. Proseguendo lungo la strada, vedrai avvicinarsi la torre di mattoni del XIV secolo eretta su una preesistente costruzione romana, chiaro segnale che stai arrivando in uno dei borghi più belli d’Italia: Neive.

Vino Barbaresco e colline divine il Piemonte e anche questo - Comune di BarbarescoIl comune confinante con Neive è quello di Barbaresco. Qui una sosta è davvero d’obbligo e mentre ti rinfreschi, ammira il municipio, l’Enoteca Regionale del Barbaresco, il platano, la piazzetta con la meridiana, le basse e suggestive casette, l’immancabile chiesa di paese, il tutto accanto alla Cantina sociale dei Produttori del Barbaresco e all’ombra della torre che regala un balcone a strapiombo sul fiume Tanaro. A questo si aggiungono i ristoranti locali, wine bar, un ufficio turistico e ovviamente tante tante cantine.

Per proseguire il discorso sugli dei, voglio darti un’ultima informazione. La zona del Barbaresco, nota come barbarica sylva, è stato luogo di ritrovo delle tribù celtiche che si riunivano qui per adorare il loro dio Tanaro, dio del tuono.

Proseguiamo con il nostro viaggio e lasciamo Barbaresco per arrivare a Neive passando dalla frazione Cottà. Preparati a respirare un’atmosfera seicentesca e a comprendere perché Neive, in dialetto locale, è chiamato il paese dei signorotti: numerosi sono i palazzi titolati sui quali spicca il maestoso castello con giardino. Ammira la torre campanaria posta proprio in cima al borgo e scopri le due piazzette, i bar, i ristoranti e le varie enoteche della città.

Le tappe che ti consiglio sono la Bottega dei Quattro Vini che ospita il meglio della produzione vinicola locale e la Casa della Donna Selvatica, memoriale laico alla figura straordinaria di Romano Levi, il grappaiolo angelico come lo definì Gino Veronelli. Non perderti il campanile romanico della scomparsa Abbazia di Santa Maria del Piano e pianifica un’escursione al Bricco, frazione fuori dal tempo con un favoloso panorama sulle Langhe ed il Monferrato.

Se desideri rientrare ad Alba puoi risalire a Tre Stelle da Santa Maria del Piano e passando da Pertinace con il suo omnibus di Pierin, un distributore, negozio e bar proprio come negli anni ‘50. Da Altavilla la vista dei tetti e delle torri rosse della città di Alba non può non farti pensare a Fenoglio e al suo libro “I 23 giorni della città di Alba”.

Enoteca Regionale del Barbaresco

L’Enoteca Regionale del BarbarescoL’Enoteca Regionale del Barbaresco non merita un solo veloce accenno, ma una grande attenzione. L’enoteca nasce nel 1986 grazie alla legge regionale che istituisce speciali luoghi di rappresentanza dedicati ai grandi vini. Per il Barbaresco si sceglie l’ex-Confraternita di San Donato: si tratta di una chiesetta edificata dai contadini che, grazie a questa iniziativa, rinasce come tempio laico dedicato al vino Barbaresco. La scelta del luogo è quanto mai appropriata perché San Donato è il protettore dalla grandine, uno dei principali nemici dei vitigni.

Questa enoteca rappresenta circa 140 produttori di Barbaresco, ovvero il 90% della produzione complessiva: al suo interno ogni produttore è presente sia per esposizione che per vendita. Cinque vini a rotazione sono quotidianamente in degustazione, in rappresentanza delle diverse zone di produzione e delle varie annate.

L’Enoteca è aperta 7 giorni su 7 e fornisce informazioni, supporto tecnico, cartine geografiche e suggerimenti sui percorsi tra i vigneti. In aggiunta organizza degustazioni, tour dei cru ed eventi sia in Italia che all’estero. In Enoteca trovi anche una vasta scelta di grappe, di olii extravergine artigianali italiani, di amari e di vini chinati, aceto di Barbaresco e gli immancabili gadget.

Tra i tanti eventi e le iniziative organizzate dall’Enoteca Regionale del Barbaresco, due in particolare sono particolarmente amate e apprezzate dagli intenditori di tutto il mondo.

La prima è Piacere Barbaresco, un’iniziativa che ha luogo a settembre nata per offrire un momento di degustazione e di confronto tra l’ultima annata e quella precedente. All’interno di un grande salone di degustazione, una cinquantina di aziende, affiancate da sommelier professionisti, presentano i propri vini di due annate, il tutto in un clima di festa popolare che si accompagna alle feste in onore della vendemmia.

Il secondo evento, dedicato alla nuova annata del vino, prende il nome di Barbaresco a tavola e si svolge a maggio. L’enoteca organizza una serie di cene tradizionali con degustazione della nuova annata del Barbaresco presso i ristoranti della zona di produzione. Per tre venerdì, una quindicina di ristoranti ti propongono un menu stagionale in abbinamento con quindici-venti etichette di Barbaresco fornite dai produttori che aderiscono all’iniziativa.

Per l’occasione viene allestito un apposito bancone di degustazione all’interno di ciascun locale, sul quale vengono posizionate tutte le bottiglie di vino accuratamente mascherate: gli addetti dell’Enoteca sono pronti a versarti un assaggio di ogni vino per tutta la durata della cena e solo a fine serata le etichette vengono scoperte.

Soggiorna all'Albergo Motta per vivere le Langhe piemontesi

Alloggiare presso il mio albergo Asti a Motta di Costigliole vuol dire immergersi completamente nelle colline delle Langhe, colline che sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2014.

Molti sono i percorsi da seguire e altrettanti sono i borghi storici da scoprire, molti dei quali vantano anche antichi castelli, sede di lotte tra famiglie e di potere. Queste sono solo alcune delle informazioni che potrai reperire nel mio Pit Stop, il punto di informazioni turistiche che ho appositamente allestito presso il mio Albergo Motta per i miei clienti.

Le camere del Motta sono tutte personalizzate e dotate di uno stile proprio in grado di richiamare alcuni dei luoghi più belli e suggestivi al mondo. Consulta la lista delle nostre camere a tema e delle camere turistiche, valutando quale più ti piace e in quale vorresti trascorrere la tua vacanza nelle Langhe.

Approfitto per ricordarti che l’Albergo Motta non accetta il bonus vacanze proposto dal Governo italiano, ma ho deciso di aderire all’iniziativa Albergatori Solidali rivolta ai dipendenti ospedalieri e ai volontari del 118. Prenotando un soggiorno di più notti all’Albergo Motta, sarò lieta di offrirti gratuitamente una notte di quelle che trascorrerai qui: questo è il mio modo per ringraziarti.

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